A lezione con Giorgio Vitale nella Sezione di Oristano

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Un altro grande appuntamento di spicco per la sezione di Oristano: è stato infatti gradito ospite qualche giorno fa il componente CAI Giorgio Vitale, proveniente da Caltanissetta. Giusto per mettere le cose in chiaro fin da subito, Vitale si è presentato nella maniera meno formale possibile e ha subito cercato di instaurare un bel rapporto di simpatia e complicità con tutti i giovani colleghi presenti. Si può dire che abbia funzionato, perchè quando poi ha cominciato a parlare, questo signore così alto, robusto e apparentemente altero (lui, che è stato per 17 anni presidente di sezione – roba da far impallidire il giovincello Mulas, presidente oristanese da nemmeno quattro anni – che può vantare 38 anni di tessera, che è stato sette anni nel CRA Sicilia e ora è uno dei dodici componenti CAI), ebbene, una volta cominciata la sua orazione – espressa mai stando fermo, sempre passeggiando qua e là per la piccola ma gremita sala – tutti, ma proprio tutti, nuovo corso compreso, l’hanno ascoltato con un’attenzione e una concentrazione quasi rara, considerata pure la soglia umanamente raggiungibile alle otto di sera del più noioso dei giorni feriali, cioè il lunedì.

Cosa ci può essere stato di tanto interessante nelle parole di Vitale? Dopo una breve introduzione sul proprio ruolo alla CAI e sul funzionamento della Commissione, il discorso viene portato su quelli che, secondo l’illustre ospite, sarebbero i tre ingredienti necessari per poter arbitrare a livelli importanti e cioè l’allenamento, il regolamento e il talento arbitrale, considerando l’ultimo elemento come naturale conseguenza degli altri due, poiché un buon arbitro non potrà mai essere tale senza un ferrea preparazione atletica e senza la conoscenza del regolamento. Ed è proprio il regolamento, nel cuore della serata, a diventare il tema principale su cui soffermarsi e su cui confrontarsi, fino ad arrivare ad una curiosa e al tempo stesso intelligente disamina di vari stili di arbitraggio (da quello passivo a quello iper-aggressivo) a seconda del verso umano che ogni collega sa dare al proprio ruolo. Una lezione per chi in campo deve ancora scendere (i tanti giovani colleghi appena arrivati dal nuovo corso) e per chi in campo ci scende già da parecchi anni, ma ha sempre tanto da imparare. L’intervento di Giorgio Vitale è scivolato via così, tra la soddisfazione generale e per una strana coincidenza in una durata praticamente pari a quella di un tempo di gioco in una partita di calcio, ovvero 45 minuti.
Ah, quando si ha pure il sincronismo misto alla passione nel sangue…

Riccardo Loi

Tratto da www.aia-figc.it