Braschi: l’importanza della motivazione interiore

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Sabato 9 aprile la Sezione A.I.A. di Palermo ha ospitato il designatore degli arbitri della CAN A, Stefano Braschi.

L’ex arbitro internazionale, che nel suo invidiabile palmares vanta la direzione della finale della Champion’s League 2000 tra Real Madrid e Valencia, ha intrattenuto la gremita platea della Sala “Pietro Paolo Brucato” con un brillante intervento tecnico.

Motivazione e capacità di imporre la propria personalità sul terreno di gioco, questi i principali argomenti del prestigioso relatore, che ha voluto sottolineare, altresì, l’importanza di instaurare il giusto rapporto con i calciatori. L’arbitro deve costruire un rapporto di reciproco rispetto, con formale distacco ed autorevole presenza sul terreno di gioco, evitando di conceder loro eccessiva confidenza, senza però sfociare in un infruttuoso irrigidimento.

“Sottesa ad ogni prestazione arbitrale, – ha proseguito Braschi – deve esserci sempre una forte motivazione interiore, la capacità di considerare ogni partita come una sfida per se stessi, mantenendo alto ed immutato il livello di concentrazione per tutto l’arco dei novanta minuti”.

Affrontare ogni partita allo stesso modo, consapevoli dei propri mezzi, senza sottovalutare quelle gare che, sulla carta, potrebbero apparire di minore intensità o dall’esito più probabile. E’ proprio lì, dove gli spalti sono semivuoti, che l’arbitro deve dimostrare di "sentire la partita", perché il rischio di farsi trovare impreparati è dietro l’angolo. 

Stefano Braschi ha risposto, poi, alle domande degli associati, fornendo loro preziosi consigli sulla preparazione della partita, sotto il profilo tecnico e motivazionale.

L’illustre ospite  si è poi soffermato sull’importanza dell’approccio iniziale, considerato la chiave di lettura di tutta la partita: l’arbitro deve studiare la gara sin dai primi minuti, intuire e prevenire i momenti di tensione in cui profondere il suo intervento.

Applausi convinti dei fischietti palermitani, a fine serata, per salutare Braschi al termine dell’intervento.

Andrea Capone